MA CHÉ SÁBADO POR LA TARDE !

 

Madrid 23-4-05

 

VERSIÓN ESPAÑOLA

... (viene dalla pagina 1).   

  

           Giunti a Callao ci congedammo momentaneamente da Alberto, il quale era in attesa di un’altra amica in procinto di unirsi al nostro gruppo. Ci eravamo dati un nuovo appuntamento alle 19,30 per sapere se la auspicata cena con Claudio potesse effettivamente tradursi in realtà. Dato che il tempo correva inesorabile, Shankara ed io decidemmo di approssimarci all’hotel con congruo anticipo. Shankara conosce Madrid molto bene, e così, grazie alle sue scorciatoie, arrivammo in poco tempo a destinazione. Una volta giunti lì ci incontrammo con gli altri del gruppo: Alberta, accompagnata da Antonio, era arrivata in aereo nientemeno che dall’Italia, giusto per stare in Spagna poche ore; poi c’erano Sonnia e Javier, Max con la sua famiglia, Concha e suo marito da Murcia, Vane da Alicante (che aveva scelto il treno come mezzo di trasporto), ed ancora Sara ed il suo compagno, i quali erano partiti da Valencia qualche ora prima.

           Rivivemmo – tutti assieme, ora – i momenti di qualche ora prima. Mari Carmen era certa che, alla fine, Claudio avrebbe deciso di restare con noi per cena, come già a suo tempo si era concordato in Italia. Per la maggior parte di noi sarebbe stato il sogno di tutta una vita, quasi 30 anni! Non conosco i dettagli della conversazione intercorsa fra Mari Carmen e Sandrone, ma mi avvicinai per scattare una foto e, sui loro volti, potevo leggere che le notizie per noi non erano buone (che ingenui eravamo stati!). Mi girai per dire ad Esther, la compagna di Puoi, che alla fine l’evento non avrebbe avuto luogo. Lei mi diceva che ero pessimista.!!!!

Di li’ a pochi istanti Mari Carmen ci confermò quel che all’inizio sembrava essere una brutta notizia. Niente cena fuori. Tuttavia Claudio aveva deciso  di riceverci – e di stare un po’ con noi - in una delle sale dell’hotel. Andrés ed io ci trovammo subito d’accordo nel dire che, probabilmente, il mutamento di piani si sarebbe tradotto in qualcosa di più bello ancora per noi. In quei pochi minuti la temperatura dell’ambiente salì considerevolmente, nel pensare che avremmo nuovamente goduto della presenza di quest’uomo assieme a noi; quest’uomo quasi irraggiungibile sarebbe stato fianco a fianco con noi. Un’altra volta... il turbamento, l’impazienza, l’inquietudine, lo stomaco sottosopra, l’ansia, erano sensazioni delle quali non avevamo certo bisogno di andare alla ricerca ... stavano là, e ci accompagnavano, in modo sostanzialmente indipendente dalla nostra volontà.

Ben presto si presentò alla nostra vista nuovamente Sandrone, il quale scese le scale, si avvicinò a Mari Carmen e ci fece un gesto con la mano, invitandoci ad entrare in quel luogo che per alcuni di noi era totalmente sconosciuto; Percorremmo alcuni lussuosissimi corridoi ed infine giungemmo nella sala dove Claudio ci aspettava. Puoi, che era alla testa del nostro gruppo, mi disse in seguito che Claudio se ne stava seduto su un sofá e che, al vederci arrivare, si era alzato, tanto affabile quanto lo era stato poche ore prima, salutando affettuosamente tutti i membri di Soloclaudio e chi li accompagnava.

Io ero un fascio di nervi; per tutto il giorno mi ero portato dietro due dischi a 45 giri che avevano fatto assieme a me il viaggio da casa; uno era il “Sábado por la tarde” in una riedizione speciale dell’anno 1976, la quale includeva il comunicato promozionale destinato alla stampa ed alle radio; l’altro era la prima edizione della stessa canzone nella sua versione italiana. Personalmente mi sembrava che fosse il materiale più idoneo, e ciò per vari motivi. Anzitutto perchè, come sapete, il lato “B” di quei 45 giri è “Póster”,  canzone alla quale sono particolarmente affezionato. Inoltre, proprio quest’anno ricorre il trentesimo anniversario del lancio di “Sábado por la tarde” e del suo straordinario successo nel nostro Paese, e trattasi di un brano che, una volta ancora, è servito adesso quale biglietto da visita per il lancio del CD “Todo Baglioni -Grandes éxitos en español”. Il suo documento discografico dopo un’assenza tanto prolungata nel mercato ispanico

            Facemmo capannello di fronte a lui;  credo di essere stato uno dei primi a potergli mostrare ciò che avevo portato con me. Mari Carmen gli stava raccontando il contenuto del testo stampato in quel vecchio foglio di carta che stava dentro alla copertina del mio disco e che ora egli teneva fra le sue mani. Ne nacquero sorrisi di complicità. Shankara nel frattempo lo informò sul luogo in cui pensavamo di cenare e sull’orario in cui lui poi si sarebbe esibito interpretando canzoni dei Beatles.

         Claudio rimase per qualche istante con i miei due 45 giri in mano, fino a che non riuscii a dirgli (cosa che non mi risultò facilissima in mezzo a tutto quel baccano) che avrei desiderato che lui me li dedicasse. Claudio gentilmente si disse d’accordo; fu Shankara a dargli il pennarello indelebile con il quale lui avrebbe finito per scrivere tutte le dediche per noi. Mi chiese di nuovo come mi chiamassi e gli risposi Paco-Póster. Le parole scritte da Claudio, che ora rimangono impresse per sempre sopra questi documenti sonori, furono: “A Paco-Póster. Toda mi amistad. Claudio Baglioni” [Claudio ha scritto in lingua spagnola, non in italiano, tutte le dediche rivolte agli amici spagnoli; queste parole significano “A Paco-Póster. Con tutta la mia amicizia. Claudio Baglioni”- Nota del traduttore] (questo sul 45 giri in spagnolo di “Sábado por la tarde”).

        Gli feci presente come oltre a quel 45 giri, protetto con cura da una busta di plastica, ne avessi un altro. La sua dedica sul secondo disco mi commosse profondamente: “A Paco-Póster per ir lejos. Claudio Baglioni”. [queste parole significano “A Paco-Póster per andare lontano. Claudio Baglioni”. - Nota del traduttore] (questo sul 45 giri di “Sabato pomeriggio” in italiano). Le immagini di questi attimi belli ed indimenticabili sono state immortalate da Shankara, che ringrazio ancora, pubblicamente, per questo.

 

Immagino che ciascuno di noi potrebbe narrare in prima persona passaggi molto simili a questo, vissuti in uno stato di emozione soggettiva tremenda eppure condivisa nel vedere i nostri rispettivi volti, sui quali si leggeva una sublime felicità. A partire da questo momento i flashes delle macchine fotografiche iniziarono a piovere su Claudio, senza un attimo di sosta. Ciascuno di noi, alla sua maniera, desiderava poter perpetuare nel tempo un dettaglio, un gesto, un’espressione che avrebbe fatto di quel momento qualche cosa di unico ed irripetibile. Mari Carmen, sempre tenendosi generosamente nelle retrovie, stava vivendo un sogno per il quale – a quanto mi consta – aveva combattuto molto a lungo. La sua maniera di  condividerlo con noi è un qualcosa che non dimenticheremo mai.

   

   

   

   

   

Max prese la sua chitarra, che aveva portato con sé su richiesta di Mari Carmen, ed iniziammo ad intonare – muniti più che altro di buona volontà e desiderosi di fargli un piccolo regalo - le note del “Sabado...” Alzò la testa e,  facendo il gesto di chi stesse prendendo la battuta, ci diresse per alcuni momenti. Presto però le nostre voci, cariche di emozione, iniziarono a mostrare chiari sintomi della loro limitatezza. Claudio inframmezzava questi suoi gesti ed espressioni con il suo incessante firmare autografi. Concha nel frattempo gli diede un piccolo omaggio, che lui accettò ringraziandola. Luis Abel gli parlò delle spillette-gioiello con l’immagine stilizzata di Claudio, che lui – mettendoci tanto lavoro e tanto affetto – realizza [nella sua qualità di orafo – Nota del traduttore] per noi. La pioggia di fotografie era incessante. Antonio, proveniente dall’Italia, del pari gli aveva portato qualcosa di speciale da autografare.

Proprio in quel momento Andrés gli ricordò un suo intervento in un programma televisivo, e Claudio scherzando gli rispose con un  “Tenerife In”... Risate su risate; il mai domo senso dell’umorismo di Claudio rifletteva un’allegria che finiva con il contagiarci.  Per tutto il tempo Claudio ci manifestò una immensa espansività, tanto da finire per abbracciarsi con il canario [ossia Andrés, che viene da Tenerife, Isole Canarie – Nota del traduttore]. 

 Era palpabile uno stato di eccitazione generalizzato, che ciascuno tentava di incanalare come poteva. La risposta di Claudio a tutto ciò non si faceva mai aspettare: sul suo viso continuavano a fiorire bellissimi sorrisi.

           Max e la sua emblematica chitarra (sulla quale Claudio,  in precedenza, aveva scritto una preziosa dedica) servirono a metterci in grado, poco dopo, di insistere con lui, invitandolo ad usarla.

        Un sogno stava per  compiersi: ascoltarlo interpretare alcune note dal vivo ... dopo pochi secondi vi si accinse, senza problemi. Claudio cominciò a pizzicarne le corde, regolandole un po’ ...Noi non credevamo ai nostri occhi: Claudio si accingeva a cantare solo per noi, in quello spazio intimo e circoscritto dove la sua voce e la sua musica sarebbero risuonate in ogni angolo, lungo ogni parete. Ciascuno di noi propose il titolo della propria  canzone preferita, ed a me venne in mente quel concerto sospeso a fine gennaio; pensai che adesso Claudio mi stava ricompensando, e con gli interessi.

        Prima di iniziare la sua esibizione per noi, ci informó dell’esistenza del CD esclusivo per i soli Clabbers, uscito di recente e nel quale questo strumento gioca un ruolo da protagonista. Iniziò lasciando uscire quasi timidamente alcune note di  “Amore bello”, quindi ... credo sia stata Alberta ad iniziare ad accennare [in spagnolo – Nota del traduttore] le prime parole di “Solo”, ed allora un altro di noi la seguì ... Una confusione generale, i nervi continuavano ad essere a fior di pelle.

 

  Continua...(pagina 3)

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